Nessun rimorso per averti strappato i colori dal cuore

Non mi pento del mio delitto

averti strappato i colori a forza

dal tuo petto nudo

Sei un sacrificio perfetto

I colori che portavi dentro

morivano imprigionati nella tua illusione

Hai creduto di vivere

mentre non sapevi esistere

L’omicidio perfetto di un inutile scelta

Quanto ti fai andar bene il tuo tempo?

Una scatola vuota è tutto ciò che porti in dote

speri che a riempirla siano le speranze altrui

le dannazioni di un demonio ubriaco

Hai comprato un omicidio su commissione

la tua stessa pietà lo ha invocato

deriso da un secolo di schiavitù

andando a ritroso sul tuo corpo in fiamme

Dimenticherai ciò che accadrà

Ed era il miglior sollievo vederti espandere il sorriso

ad ogni colore che dal tuo petto usciva

lame di blu che hanno cantato antichi inni sacri

figli di un rosso indeciso

per poi infiammarsi e gridare vendetta

Il nero è rimasto nelle tue vene

come se fosse il tuo stesso bisogno di vivere

Nessun rimorso per averti strappato i colori dal cuore

Annunci

La scusa è per molti

E’ una scusa alzare gli occhi al cielo

aspettare che da quella macchia appaia una risposta

attendere invano che gli astri o qualcosa per essi

risponda a ciò che domando

E’ un silenzio che cala sulla fiducia

coprendo distese di grano bianco

Come un bravo artigiano

copro con i dettagli le mie differenti e immortali azioni

le intaglio nella luce che questo mattino ricorda

e ad ogni taglio offendo ciò che è scritto nei testi sacri

riprendo ciò che mi sono difeso

La scusa è per molti

accendendo luci di un albero di natale a febbraio

nel giorno che non esiste

nel mentre di un velo bianco

Sorseggio ancora quei sapori che mi rimangono certi

ma ancora ogni tanto alzo gli occhi al cielo

scoprendo che non vè nulla che valga la pena conquistare

niente è più alto che ciò che diventerò

e nessun cielo infermo potrà donarmi

Se ttutto accade ora

allora moltiplicherò il mio divenire

sarò una diga alla incoerenza che vive nei sorrisi

tra le pagine di un libro da scrivere

Un futuro non è altro che l’attesa di un adesso

il tempo una metamorfosi suicida

votata al declino di una speranza sterile

Andrò nel miglior pub della zona

tra le nebbie dove è più reale jack lo squartatore che dio

e brinderò ad un altro così sia

celebrato in punta di calice

Clandestino nei ricordi

Sono un clandestino nei miei ricordi

una pietra tagliente su cui cammino ubriaco

circondato da seducenti folle senza volto

amanti vestite di profumi intensi

nulla di tutto questo risolve il mio correre sull’orlo

nulla può ora parlare a ciò che sono diventato

Le mani si aprono a ventaglio

sopra un paradiso conquistato

tra schiere di angeli che scappano impauriti

da legioni di domande ragionevoli

Sono in quel mentre in cui tuttò sarà

la ferita sul volto di un figlio indietro con gli anni

nel libro di fiabe dove i cattivi hanno vinto

le bottiglie vuote di un altro domani notte

Posso vederti

ma rimane il dubbio del volerti capire

del volerti assaggiare quando dormi

nel volto di chi non è stato

non puoi credere a ciò che vincerai

La speranza è morta

regina senza regni da percorrere

anche lei come tutte è un debole sorriso

che calcio a seconda di umori maligni

nessun altro permesso potrà renderci fieri di aver assassinato il tuo volere

niente sarà mai come è stato ieri

non potrebbe vivere con i dubbi che attanagliano fiori in giardini in tempesta

Niente è uguale

essendo clandestino nei ricordi

 

L’ultimo canto di Chu Chulainn

Pagherei tutte le vite inutili
pur di diventare un pagliaccio a molla senza sentimenti di cartapesta
invocherei il dio del nulla
per innevarmi di sospiri
lasciarmi scorrere come acqua tra le valli
bagnando i segreti del bosco
rubando foglie morte e gemme di rugiada
non vorrò altro che questo
che il mondo mi dimentichi
ma che non lo faccia il sussurro dei boschi
quegli occhi fragili di vita incendiaria
non mi dimentichino i monti
le strade sopra le paure dell’uomo
Preferisco vivere all’interno della bellezza del mondo
che sotto pietra scolpita dall’uomo
sarò Chu chulainn che non vuole morire sdraiato
sarò il mio testamento che scorre nella linfa del vento
sarò ogni cosa che si estende oltre lo sguardo dei ciechi
Vi dimenticherò
lo farò volentieri
sarete ancora inutilmente a perder tempo nel vostro inutile premio
scoprendo che sarà sempre troppo tardi per vedersi le mani

Scommettere con il tempo

Sono passi verso la forca

quelli che ci fanno scommettere con il tempo

credendoci santi

portiamo il nostro egoismo come stendardi orgogliosi

Mentre ci si avvia danzano allucinazioni colorate

intorno al grigiume dei loro vestiti così ben ordinati

quanto tempo libero avete per perfezionare il vostro aspetto?

Quanto tempo buttate per rendervi apparenze?

Mi vedo con l’odore di terra che porto come coccarda

un premio ambito da secoli di decisioni

Se parlo di qualcuno, saprò esattamente la sua vastità

ma quanti parlandone cercano di limitarne per capire?

Ecco l’errore del semidio

un vestito ben ordinato a scapito della vastità

preferir chiudersi in una scatola

piuttosto che espandersi negli universi

Non esistono più gli esseri umani

Solo matrioske con un sorriso mal dipinto

con dentro parassiti tremanti

pezzi di ricordi felici

sono l’unica speranza per poter bruciare le pagine dei calendari

Sogno ancora di voi

anche se dovrei dimenticarvi e lasciarmi perdere negli universi che ho scoperto

non potrò sempre dedicarmi a chi si dimentica

Vi chiuderò la porta in faccia

e sentirò con piacere il vostro bussare disperato

Gli dei sorridono e basta

Involontariamente si diventa una parodia del se

Un io deciso e pronto si staglia contro il mare opaco

E più ti ergi a urlare le tue convinzioni

meno ti accorgi di quanto siano contrarie una con l’altra

pensieri partoriti a caso estratti da una lotteria comune

Quanto rumore splende in un otre gonfio di vento?

Quanto di inumano riesce a trasformare uno spirito debole?

Ancorarsi a boe in mezzo alla corrente

punti fermi per non aver coraggio di andare avanti

Limitandosi a governare gli stolti che annaspano alla partenza

Gli dei sorridono quando i nani tentano di alzar la voce

arrabbiati furibondi per voler a tutti costi la ragione

Ma gli dei sorridono e basta

Estinguersi sarebbe una fine migliore

di quanti invece tentano di svelare ciò che è così chiaro

Un girotondo perverso con un trucco troppo abbondante

Ma gli dei sorridono e basta

Dovrebbero forse rendersi furiosi per quanti si lasciano perdere?

Sorridono a chi non vede che la punta della propria inutilità

carne da macello parassita e dimenticata

Cristalli indecifrabili di movenze cellulari

Sciami di idee troppo deboli per arrivare a interessare il cielo

Ma gli dei sorridono e basta…

L’evasione dell’amore

Non potrei averti ora

come non potrebbe accadere in un prossimo futuro

sei come neve al calore dei miei voleri

tendi la mano

per scapparne rapita

Rimangono forze senza controllo

scenari sommersi di città oltre il cielo

Alabarde e lunghe spade

rumori di una guerra profonda

in mezzo ad una piazza ricca

tu con quel rumore di armi che si incontrano

ma ne conosci solo tu la forma e la nascita

Vivere non ti è mai bastato

hai abusato dei ricordi di non esser mai tornata indietro

ora distrattamente ripercorri queste stanze

ma non ricordi i desideri che hai partorito nei minuti andati

Ti fotografo appena

mentre esci dalle mie mura

e appendo al viso un addio colorato

sorridendo

al prossimo amore che scapperà

da questa prigione