Maledette stelle

E tutte quelle stelle
di cui l’amore si decanta
questo maledetto cielo stellato
che buca i sogni più tetri di chi lo attende
luminose lapidi di vite spente da eoni
E la vita e la morte sono come quelle stelle
morte da secoli
ma la loro luce e danza
diventa un eco nel buio dei pensieri

Prima di addormentarsi
nell’oscurità cieca
di un buco nero
così meravigliosamente imploso
voglio che il mio corpo
tocchi una sola stella morente
e che nulla sia così forte
da farmi schiantar oltre
il sogno di me stesso

Nostra signora dei Ciliegi

Fu come un sole
che brucia di fiori
L’edera che piano
avvelena da dentro
avvolgendo la sabbia
che del sangue fu mare
Con la riga delle labbra
in un carnevale di dolore

strappo petali ai sogni
gli stessi che mi resero
regina imperfetta

Tu aspetti così
una vita strappata
come lista da bambini
aspettando che dorma
l’ozioso dolore in attesa

Ed è un cieco emulare
questo mio harem di capelli
Dove le idee sono impiccate a fili d’avorio scuro
come se fossero prede di ragni ghignanti

E tu dio benevolo
così avresti esultato
se avessi pianto lacrime a spina
Non pensar che mi si geli il canto
tra le fitte di questo corpo che si deforma sul sorriso
come un foglio stropicciato vivente
e mai assolto

Al cieco delitto di mani a macigno
sogno ancora abbracci e carezze da dare

Un secolo prima
avrei lanciato saette
alle preghiere dette ad insulto
nascosta dentro un lenzuolo
come già pronta a partire.

Ai baci di lui
che han tradito la pelle
come ora ti dico
che viver ne valeva la pena
per ogni stupore
sgravato alla finestra
per quando l’aria scappa
da gabbie di cielo

E i giudici avevano
le mani ad arpione
il muso da topo
e il cervello di brina
andavan assolvendo
la morte degli altri
in cambio di fischi
per salvarsi dal coro
di mani già sporche
di verità bugiarde

Ma ora tu dimmi
ameresti questo mio tempo?
Che si spezza come carne e cristallo
ed ogni bacio
si ferma come un soldato ferito.
Questo mio corpo deformato dalla perfezione
del mio voler sperare
assume la forma di una bibbia vivente
pregata e insultata
da chi ne volle la luce

E invece sono tutti
come statue di sangue
sale nelle mani
e un biglietto per altrove

Non sanno rispondere
ai ciechi sbadigli
di chi teme a vita
più che della morte.

E mentre come foglia
cammino tra le gambe
di enormi bocche urlanti
rifaccio i conti a dio
del riporto del mio tempo
sopra calendari a fili d’erba
e lancette a forma di sangue.
Ma tu che mi ascolti
dimmi ora e poi più nulla

Avresti mai potuto
amar l’ultima poesia
di un carnefice pregato
che altri chiaman dio?

La volta del senso

Ti speravo meno luminosa
con i capelli a fiamma
seduta tra ventagli di spine e lame d’avorio
riflessa solo da te stessa
con le corone intreciate
come una vergine offerta ad altre divinità
icona di legno e oro
che sorride solo a chi non crede
E ora piangi e lacrima sale
grideranno al miracolo dei peccati
finalmente liberi di farsi amare
da chi non ha che le sole mani congiunte
e nemmeno ricordano a chi le preghiere vanno
Ti vedo ancora
in cima a scale impossibili
venduta da schiavi docili
per poichi istanti di vita comune

Una moneta… solo una moneta

Una moneta è tutto quel che rimane di un delitto perfetto, pagato e mai assolto da quanti lo credevano crudele.
Lei aveva le mani sporche di vita, lui solo una abitudine alla noia tale da non veder più come il tempo cancellava i suoi sogni. Ed è questo che rimane, una ricchezza coniata dalle fiaccole accese sotto il sole, dove la luce si confonde con l’orgogliosa e giudiziosa avanzata di dubbi.
Mai e poi mai avremo altro tempo identico. solo echi scomposti a se stessi, il tentativo labile e assurdo di rievocare identici fallimenti senza mai aver capito cosa non andasse bene al destino.
No no. siamo folli abbastanza da vergognarci delle nostre buone azioni e mai dei nostri atti più ignobili, come quello di vivere secondo noia.

La fortuna e la pietà

Quasi come un lampo giovane
temerario nel colpire ogni cosa che si sveglia
rincorro polvere invisibile
sul davanzale della vita
curioso da quanti passano a mordersi le mani
dopo aver tolto l’onore di amare
Una cassa di pietra liquida
come regalo di natali presenti
dove far nuotare speranze inopportune
e senza una moneta a farsi pagare
E’ sempre un tempo malvagio
quello che ci porta lontano al momento giusto
una irriverente mania di volersi trovare
il giorno dopo su scale di marmo
Ho la memoria corta
ma guarda lontano oltre siepi di scintille d’acqua
Mentre una donna si lascia amare
da serpenti che sibilano alle orecchie
rendendola sorda
al pigolare ubriaco
di una giovane passione
E’ un giorno come gli altri
in casa della fortuna
non ha invitati ne maestri d’arme
solo vuoti posti in piedi
ad attender miglior pietà
 
C.G.B.

Manda una foto

Manda una tua foto
Con precisione di un cecchino
Che mi dica quel che vorrei spiare
Quello che il desiderio ancora non conosce
Un attimo delle tue labbra
Un gioco di luce negli occhi
Un fascio di nervi in attesa
Liberati da un voler toccarsi lo sguardo
Manda una tua foto
Al mio nuovo indirizzo
Dove ho ripulito per bene
Le stanche passioni di un tempo
La stanchezza avrà una bandiera
Su cui riposare
Ogni sorriso che posso
Per infin aver per sempre
Un folle e fortunato aspettarti

Lettera terza

Le campane hanno dichiarato guerra a tutti i cattivi propositi, alle nostre camminate oblique, dove si andava ovunque non fosse necessario. Le nostre scoperte fatte di fango e inutili e luccicanti desideri era un piacere guardarli scorrere lungo pozzanghere e sparire in tombini di ferro antico.
E così vorrei ricordarti, appoggiata ai marciapiedi di ua qualche vecchia e odorosa cittàmentre aspetti che ogni ricordo sparisca sotto i piedi della gente.
Scappavamo dopo lo scempio, scrivendo sui muri: “liberate i nostri ricordi”, tornando a quella casa che non ci ha mai sopportato e dove i muri scivolavano ogni volta che aprivamo gli occhi.
E ricordati quante volte ci siamo lasciati, prima di addormentarci e sognare altrove le guerre mai temute.
Non esisti ora, sei solo un fantasma che percorre quelle strade, una mappa di ricordi che il freddo insiste rievocare.
Amati ovunque tu sia. io non l’ho mai fatto