Animali disegnati

Fermarsi un attimo

prima di concludere un incanto fatto a pezzi dall’alba

deglutire fino a ingoiarsi le memorie

ed ecco che tutto torna

forsennato come sempre

tra le calendule  di plastica

di un motore a scoppio

Disegno strani animali

sul vetro di ghiaccio

che divide la mia pazienza

dalla voglia di compiacersi

li disegno e appaiono stanchi

come se fossero stati evocati

mille e mille volte

vorrei cadere dentro una tazza

di vecchi film in bianco e nero

ed esser solo spettatore

delle deboli vittorie

altrui

Passi gelati

Si rade l’inconscio

con quei capelli di sciabola

fendenti contro il vento

che prova a strappar via le idee

si versa un bicchiere di solitudine

sul risvolto del desiderio

per assumere il miglior aspetto di sempre

passo dopo passo come una furia calma

si contrappone al passaggio di una citta’ di fretta

delle sue rovine appena costruite

le macerie di un passato a cui non hanno dato spazio

facce tristi

dove la morte e’ un trono vuoto

in continua occupazione

qui il tempo si e’ lasciato dimenticare

forse gelato in qualche angolo di piazza gagarin

tremando non per il freddo

ma per l’orgoglio della gente che passa

e lo bacia

Camminata in do maggiore

Senza un grido
senza un profumo per ritornare
una scia di vetro e carezze
portano ad un ultima azione
violenta nella sua infinita dolcezza
senza ali e senza fuochi fatui
a perdersi nelle notti in rovina
cercando un libro
o forse un goccio di rugiada
con cui ubriacare le mani
Mi permetto di averti
come sempre su un fragile selciato
ghiaccio purpureo
automatismi da scolari
prima di uccidere
da buon samaritano
questo sguardo
che ti dovrei dare

Piccole frasi scomposte

Non voglio scrivere del se

nemmeno di un attimo che non sono riuscito a baciare

piuttosto amo ricordare

quello che faro’

in un futuro iminente

in una scuola di perversioni del vivere

di una famiglia da costruire con argilla

e fuoco di vulcano

per renderla immortale

in un eterno minuto di pace vera

I suoni della Lubyanka

Scelti da un dio
che si annuncia con campane a festa
mentre dietro ad un vetro
si prega con vodka e disperazione
una donna anziana ripete il suo rosario
increspato dai sorsi di una vendetta del tempo

I suoni della lubyanka non aspettano redenzione
si lasciano cadere nelle loro poche vittorie passate
quando non avevano che un sorriso
a vestir le scuse
Nessuno qui vuole morire
sarebbe un ripetersi di attimi
giа vissuti nel futuro imperfetto

Anche la piccola chiesa si trasforma
sotto il peso del Kgb
che ondeggia sulle paure
mentre il resto cammina
tra uno strip club e un maiale vestito da cuoco

Questi i suoni della lubyanka
dove anche dio ha l’umiltа
di non dar troppo nell’occhio

La parata

Su strade che altro non sono
che la schiena bianca di una donna che riposa
piccole finestre
intimorite nell’esser accese
aprono sguardi
sulla parata
delle notti gelide
Tra il buio e la luce
in un perenne gioco di ombre

Le porte di regni di neve
si spalancano sulle latrine del mondo
passaggio obbligato
per poter tornare a casa

Ed ecco i primi ospiti di questo carnevale
di metamorfosi e spezie senza sapore

Uomini a due gambe
senza braccia
nani da taschino
che sulle schiene spianate
portano donne dormienti
e sorridono al loro esordio
alle loro fatiche
si lasciano convincere che la vita sarebbe migliore
senza il dubbio di amare

E gli applausi degli spettatori si disperdono tra i fiocchi di neve
che si tramutano in sangue

A venir dopo

Candele di cera pura
lunghe un miglio dal cielo all’anima
marciano come soldati verso una guerra
che non e’ mai iniziata
sono le preghiere della gente
a cui non costa nulla confidare
nel fumo di una chiesa
tra le icone severe
di chi come loro
ha cercato di diventar santo
trovando una scusa in un sottomesso vagito
perdendo tempo prezioso
di una vita
attendendo troppo una morte
Preghiera dopo preghiera
hanno consumato i minuti
dimenticandosi di viverli
dimenticando i figli
aprendo bottiglie tra le strade e il fiume
Ogni candela porta una guerra
fino al limite massimo dell’indecenza
della propria appartenenza
ad un peccatore
morto di santitа

Applausi per i soldati!
Non ne vedremo altri in questa vita
Appena un riposo
tra gli alberi che ancora stanno in silenzio
giudici immortali
senza tocco umano

Ed ecco apparire le folli stelle
sono fiocchi di neve
con forti artigli e occhi sbarrati
sono le speranze
Disperate nel loro aggrapparsi alla vita
perfette nella loro forma
ma impaurite dal loro non potersi avverare
prima di cadere a terra e sciogliersi dimenticata

Nessuno applaude al loro passaggio
solo un bimbo seduto sotto un fiume
sorride
Ancora non consoce il debito delle speranze
ancora non consoce la sua vena peggiore

Una pausa tra le file
uno spazio vuoto lasciato marcire dal tempo
dove tutti riescono a vedere ciт che vorrebbero
ma non sanno ancora immaginare

Mancano i colori e le carovane di cristallo
per esser la miglior parata del tempo
giostre slavate dei ricordi futuri
mancano i bambini per poter esser veramente felici

Ritorna a scendere al cielo
la parata di questi secoli
ed ecco che strisciano serpenti di ghiaccio nero
non hanno ochi violenti
solo soli spenti
da cui si elargiscono misericordie
strisciano lasciando ferite e pezzi di vetro
sulla neve che da troppo tempo
non e’ piu’ bianca
Sono i desideri e le intenzioni
le piccole spie dell’anima
il nostro urlo peggiore
fatto quando nessuno
nemmeno noi stessi
ci stiamo a sentire
quando tradiamo
la nostra stessa felicitа
e la portiamo in questa parata

C’e’ chi gli da un voto
chi gli lancia un numero per una coda inesauribile
e i desideri raccolgono
e fanno tesoro
nascondendo tutto
in un magazzino eterno
di “domani sarа meglio, domani accadrа”

<Portate i vostri figli a piangere alla parata>
dice il volantino
piangere cosa?
Alla parata nessuno deve piangere
pena la coscienza
la comprensione
si deve ridere
assaporare il tempo andato
la conclusione di uno spreco

Senza silenzi
tuonano le salamandre
arrivano gonfie di colori
inalberate da strali di fuoco liquido
vestite come il re sole
nei suoi peggiori incubi
accompagnate da lacche’ di cristallo morbido
altezzose nel loro inutile spasmo
ma trionfanti nel moderno vivere
Sono le ipocrisie
ognuna di esse porta i colori di una vittoria sulla logica
gran rumore di vetri rotti nel cuore
gran fragore di monete bucate a terra
E tutti in coro a riverire
il passaggio brusco di questi assurdi re e regine

<Comprate il biglietto>
dice un altro volantino
ma un biglietto per cosa?
qui siamo venuti per assistere a noi stessi
alla nostra vanitа di esser orgoglio incarnato

In un sibilo
senza troppo fastidio
sfilano lapidi nere come il fondo dei sogni
ma sogni non sono
levigati dal troppo uso
lisi dalle troppe carezze
eleganti e con un fascino antico
sono le paure
le vere padrone di questo nuovo mondo
che barcolla sugli orli di un tempo
indeciso se ridere di se o piangersi sul cuore
La folla riverisce
gli rende merito
tutti riconoscono i loro peccati che amano
Le paure sfilano danzando e ridendo di ognuno del pubblico
sono gli spasmi della nostra schiavitu’
che deride la felicitа
quanti passi non improvvisati
perche’ si ha avuto paura del futuro?
Quanti amori distrutti
per la paura di amarsi fino in fondo?
Quanto tempo perso ad aver paura di vivere?
Solo i piщ piccoli non capiscono la loro potenza
per loro le paure sono solo genitori a cui non dare ascolto

Passate le paure
la parata perde fascino
niente altro portebbe aver maggior dolore
nulla di altro potrebbe intimorire il seno di una madre
che non sa piщ allattare stormi di figli in volo
La folla rimane a guardare una strada vuota
ai lati del silenzio
guardandosi forse
per la prima volta le mani
capendo quanto avrebbero potuto sorridere
se non avessero partecipato a questa parata

Dimenticando mare e cielo

Vi ho visto affamati
su un riflesso di labbra
color fuliggine
aspettandovi le mani
prima di coprirvi il volto

Vi ho visto fremere
davanti alle vostre azioni
sulle promesse inventate
appena prima di una scusa
di quanti non hanno che attese senza una fine

Vi ho visti
alti magri bassi larghi
vi ho visti
nelle vostre case da un bottino
tesori e vanita’
senza un vero sguardo ad aspettare

Vi ho visti nel nulla di una fiaba
la mortalita’ di un gemito
nella vostra piccola e confusa bugia
di tutte quelle volte che lasciate accesa una luce
aspettandovi di trovare
una via da cui scappare

Vi ho visto
ora non piu’