Il giardino di spine

Mantengo una vita dentro questi cristalli di nulla
vorticosi sciami di pensieri
che si spostano ogni volta che passa il vento
la cenere dei sogni
piove sulle mani di chi prega ancora
mentre il tempio
è in rovina dai troppi
"come stai"


non tenere spine dentro sorridile via
Lasciale a chi deve dipingere il passato
i giorni di ieri che non lascia scorrere
le paure di un tempo che si ripete all'infinito
Dio ci ha creati ad immagine e somiglianza di un suo sogno
Ma la vittoria dei nostri bisogni
ci ha trasformati in incubi
fatti da bambini che ancora si svegliano urlando
ogni giorno
nella forma di una finestra aperta
e dove un vento
ci ripete
"ti aspettiamo"

Giardinieri di un  giardino di spine
che dai suoi frutti di profano e meraviglioso
sotto la pioggia che lava i nostri domani
piantiamo semi di un futuro comune
senza rimpianti
senza sogni
senza che nessuno
ci dica
ti amo
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La fornace dei cappelli rotti

Sistemiamo le forme

come in un gioco di bambini

segnalati dal cielo

a infermieri instabili

ombre che vibrano follemente nel loro non essere

Ci tengono a bada

ci credono morti

Invece respiriamo a fatica

ma apriamo gli occhi

E tutti in un gelo diverso

più o meno caldo

più o meno costruito

in una fornace dove vengono gettate

idee appena aldisotto dei nostri cappelli

Scusate signore

state pestando la mia manica

come se la domanda fosse una retorica compromessa

La gente abnorme

rifiuta di scoprirsi al sole

di farsi incendiare la volontà

Per questo abbiamo bisogno di un tempio

dove gettare tutti questi cappelli rotti

queste forme nascoste di vita comune

che tengono a bada i nostri sogni

e siamo così spaventati di viverli

che nascondiamo i giorni

sotto i nostri cappelli

 

La bambina che fece musica con la tempesta

La bambina prese la bacchetta

spostò la sedia davanti alla finestra

fuori il cielo urtava contro la rabbia di dio

e il rumore era il caos di una belva che sbranava le nuvole

La pioggia divampava sul tempo

La madre rimase seduta con gli occhi aperti

a vedere le lame dei ricordi

mente fuori ogni goccia di pioggia

era un colpo alla malinconia

La bambina sorrideva

lo spavento del rumore

era una sfida ad ogni suo tempo

Alzò le braccia al buio della finestra

e iniziò a dirigere

il caos della tempesta

Le onde del vento

scuotevano rabbiose le catene a cui erano state imbrigliate

violente le folle di pensieri

laceravano lo sguardo delle nuvole

La bambina continuava a dirigere la sua musica

La madre continuava a veder apparire i ricordi dal caos

Piano le voci si confusero nel nulla

e malgrado lampi e fulmini inondavano il cuore della terra

tutto si placava….

andando al ritmo della bambina con la bacchetta

E la musica iniziava ad esser un tuono di melodie

arrampicate su scale non umane

perfettamente divine

armoniche che sovrastavano la stupidità umana

colmavano i vuoti del creato

e tutto si spegneva rinascendo di puro fuoco

L’orchestra del cielo

era domata

la bambina sorrideva

e la madre ne veniva rapita

Fino al momento in cui

il cielo era diventato un suono che attraversava l’uomo

Fino al punto in cui

La bambina non si girò verso la madre

e tendendogli la mano disse:

“Vieni.. non aver paura…

non più”

Il sorriso a occhi chiusi

Si ritrova tra cielo e terra

quasi a fermare il bacio che li trattiene

Unica colonna

per la sua docile attesa

a impedire l’eterno bacio

Così vive chi sogna ciò che non è umano

tormentando la dolcezza con sorriso a innalare il sole

attendendo chi

possa maturare nel suo fuoco

E regala foglie di acero

su cui scrivere poesie

lasciandole al vento su cui si cela

Inventando ad ogni estate

un sole più caldo

che possa  riscaldare inverni mai del tutto passati

Questa è la favola di un immagine

Di chi chiude gli occhi per sognarsi un abbraccio

di chi geme ad ogni sorriso

guardando la fine dell’orizzonte

Che non siano storpi del cuore a raccogliere i suoi frutti

Lei che divide il cielo dalla terra

Che non siano radici a bloccare la corsa

Lasciatela libera di correre

fino a raggiungere

il suo sogno ad occhi chiusi

 

Tende la mano senza nulla in cambio

lasciando cade monete di bronzo macchiate di sussurri

stracciona e mendicante ai bordi di un sogno

tende la mano ai famelici che osservano

tende la mano

la da in pasto a vortici di nebbia

denundando la spalla

al bacio di un orco

Lasciatela sognare ad occhi chiusi…

E’ l’unico modo di sentirla sorridere

Ancora…

 

La calma non si attende

Se la febbre mi lasciasse ora

potrei dire di non esser stato malato

di aver arso come il vino dentro a falò inventati

a fuoriuscite di sangue cristallino

che si versa nelle coppe dei vincitori

che scomodi devono allontanarsi dagli sguardi

Se tutto fosse in contrasto con la mia ombra

cosa potrei dire a quelle mani fameliche

che tentano di entrare nel vortice della mia fantasia?

Quando la calma incombe

si avvicina la tempesta come richiamo sprecato

lentamente sale il rombo della pioggia che non attende

ma si staglia a schiaffeggiare la terra

rendendola gravida di suoni impercettibili

fino a orchestrare la più folle concezione di tempo

che sia mai stata sognata

Attendo questo panorama

da questo palco improvvisato nella quiete

aldilà dei tempi che si incastrano senza malumori

Ascolta le poche saette che ancora devono giungere

si stanno preparando come attori senza ritegno

pronte a dimenticare la vita

se non per portarne altra

che sia un suono di dolce euforia

Come sempre

mi rivesto di ombra

aldilà della tempesta

restando fuori da questo canto infuriato