Le vergini oscene

Le scelsero solo per la loro improbabile bellezza
Come cuscini poco comodi
Senza offerte per la dote

Ed erano vergini dagli occhi di brace
Arcobaleni osceni di vendette da pregare
Contro coloro che le avevano
Sporcate di veleno

Ed ecco che le processioni
Delle pazze d’orgoglio
Orologi sbagliati
Su una vita in ritardo

Ma cosa vorranno alla mia porta sul tetto
Bussar canzoni con quelle nocche stanche
Non ho mai deciso di aprir il loro timore
Ne di ascoltare le loro troppo banali storie
Dove la morte le ha rese immacolate  e sante
Le lascerò morir d’attesa
Per mille notti ancora
Fino a che un uomo
Non ne troverà scusa
Da renderle vittime divine

Il pescatore di spine

Lascio perder le affilate membra
Le deliziose catene che abortisco in strada
Come scheggia di sangue
Che inveisce contro la sabbia
Decantato da poeti meno tristi dei miei libri
E getto reti di puro ferro
In un mare di sospiri liquidi
Cercando come ieri
Di portar cena ai miei umori
Collezionista acerbo
Di spine pregiate
Maledizioni d’avorio
Dipinte di seta
E mentre affoghiamo le dita
In spine che galleggiano sopra la nostra testa
Non temiamo la fonte del nostro dolore
Fino a concederci una nuova ferita
Ai bordi di questo mare di spine