La parata

Su strade che altro non sono
che la schiena bianca di una donna che riposa
piccole finestre
intimorite nell’esser accese
aprono sguardi
sulla parata
delle notti gelide
Tra il buio e la luce
in un perenne gioco di ombre

Le porte di regni di neve
si spalancano sulle latrine del mondo
passaggio obbligato
per poter tornare a casa

Ed ecco i primi ospiti di questo carnevale
di metamorfosi e spezie senza sapore

Uomini a due gambe
senza braccia
nani da taschino
che sulle schiene spianate
portano donne dormienti
e sorridono al loro esordio
alle loro fatiche
si lasciano convincere che la vita sarebbe migliore
senza il dubbio di amare

E gli applausi degli spettatori si disperdono tra i fiocchi di neve
che si tramutano in sangue

A venir dopo

Candele di cera pura
lunghe un miglio dal cielo all’anima
marciano come soldati verso una guerra
che non e’ mai iniziata
sono le preghiere della gente
a cui non costa nulla confidare
nel fumo di una chiesa
tra le icone severe
di chi come loro
ha cercato di diventar santo
trovando una scusa in un sottomesso vagito
perdendo tempo prezioso
di una vita
attendendo troppo una morte
Preghiera dopo preghiera
hanno consumato i minuti
dimenticandosi di viverli
dimenticando i figli
aprendo bottiglie tra le strade e il fiume
Ogni candela porta una guerra
fino al limite massimo dell’indecenza
della propria appartenenza
ad un peccatore
morto di santitа

Applausi per i soldati!
Non ne vedremo altri in questa vita
Appena un riposo
tra gli alberi che ancora stanno in silenzio
giudici immortali
senza tocco umano

Ed ecco apparire le folli stelle
sono fiocchi di neve
con forti artigli e occhi sbarrati
sono le speranze
Disperate nel loro aggrapparsi alla vita
perfette nella loro forma
ma impaurite dal loro non potersi avverare
prima di cadere a terra e sciogliersi dimenticata

Nessuno applaude al loro passaggio
solo un bimbo seduto sotto un fiume
sorride
Ancora non consoce il debito delle speranze
ancora non consoce la sua vena peggiore

Una pausa tra le file
uno spazio vuoto lasciato marcire dal tempo
dove tutti riescono a vedere ciт che vorrebbero
ma non sanno ancora immaginare

Mancano i colori e le carovane di cristallo
per esser la miglior parata del tempo
giostre slavate dei ricordi futuri
mancano i bambini per poter esser veramente felici

Ritorna a scendere al cielo
la parata di questi secoli
ed ecco che strisciano serpenti di ghiaccio nero
non hanno ochi violenti
solo soli spenti
da cui si elargiscono misericordie
strisciano lasciando ferite e pezzi di vetro
sulla neve che da troppo tempo
non e’ piu’ bianca
Sono i desideri e le intenzioni
le piccole spie dell’anima
il nostro urlo peggiore
fatto quando nessuno
nemmeno noi stessi
ci stiamo a sentire
quando tradiamo
la nostra stessa felicitа
e la portiamo in questa parata

C’e’ chi gli da un voto
chi gli lancia un numero per una coda inesauribile
e i desideri raccolgono
e fanno tesoro
nascondendo tutto
in un magazzino eterno
di “domani sarа meglio, domani accadrа”

<Portate i vostri figli a piangere alla parata>
dice il volantino
piangere cosa?
Alla parata nessuno deve piangere
pena la coscienza
la comprensione
si deve ridere
assaporare il tempo andato
la conclusione di uno spreco

Senza silenzi
tuonano le salamandre
arrivano gonfie di colori
inalberate da strali di fuoco liquido
vestite come il re sole
nei suoi peggiori incubi
accompagnate da lacche’ di cristallo morbido
altezzose nel loro inutile spasmo
ma trionfanti nel moderno vivere
Sono le ipocrisie
ognuna di esse porta i colori di una vittoria sulla logica
gran rumore di vetri rotti nel cuore
gran fragore di monete bucate a terra
E tutti in coro a riverire
il passaggio brusco di questi assurdi re e regine

<Comprate il biglietto>
dice un altro volantino
ma un biglietto per cosa?
qui siamo venuti per assistere a noi stessi
alla nostra vanitа di esser orgoglio incarnato

In un sibilo
senza troppo fastidio
sfilano lapidi nere come il fondo dei sogni
ma sogni non sono
levigati dal troppo uso
lisi dalle troppe carezze
eleganti e con un fascino antico
sono le paure
le vere padrone di questo nuovo mondo
che barcolla sugli orli di un tempo
indeciso se ridere di se o piangersi sul cuore
La folla riverisce
gli rende merito
tutti riconoscono i loro peccati che amano
Le paure sfilano danzando e ridendo di ognuno del pubblico
sono gli spasmi della nostra schiavitu’
che deride la felicitа
quanti passi non improvvisati
perche’ si ha avuto paura del futuro?
Quanti amori distrutti
per la paura di amarsi fino in fondo?
Quanto tempo perso ad aver paura di vivere?
Solo i piщ piccoli non capiscono la loro potenza
per loro le paure sono solo genitori a cui non dare ascolto

Passate le paure
la parata perde fascino
niente altro portebbe aver maggior dolore
nulla di altro potrebbe intimorire il seno di una madre
che non sa piщ allattare stormi di figli in volo
La folla rimane a guardare una strada vuota
ai lati del silenzio
guardandosi forse
per la prima volta le mani
capendo quanto avrebbero potuto sorridere
se non avessero partecipato a questa parata

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