Sfruttamento della curiosità

Sono solo in un attesa annunciata, nulla di grave.
Speravo che diventasse cieco anche quest’ultimo raggio di sole e non mi svegliasse senza motivi apparenti. Invece eccomi qui, incapace di riprendere sonno, lasciato sul più bello mentre mi rendevo conto di esser dentro un sogno. Inaccettabile.
Con chi dovrei prendermela? Con la vicina di casa che mette a stendere gatti immaginari? Con il signore del terzo piano che dipinge strofe su manici di stoviglie?
No è un mondo abbastanza bislacco per evitare con cura di esserne parte, ed ora anche la porta di casa si mette a urlare che dietro di lei c’è qualcuno che ascolta.
Possibile che nella mia casa, non ci sia modo di avere un attimo di pace e privacy? Tra porte, finestre, oggetti e fantasmi qui si vive come sfollati, peggio che un sabato pomeriggio al duomo di milano. Tante cose inutili che si aggregano per fare presenza!

Mi avvicino alla porta, piano, facendo segno ad ogni singolo oggetto della stanza di non fiatare (ecco che il televisore trattiene il fiato ma si lascia scappare una pubblicità).
Malgrado questo qualcuno è ancora dietro alla porta, in ascolto, cercando di captare segnali alieni, quel tipo di persone che ad un primo contatto con popoli di altri mondi chiederebbero: “sei su facebook?”, gente da obliterare insomma, biglietti scaduti del treno della vita.
<Mi domando cosa vi sia da ascoltare> sussurro vicino alla porta
<Si sbaglia io non ascolto> mi risponde una voce nasale
<Capisco, quindi lei non mi ha sentito> incalzo
<Certo che no, cosa dovrei sentire?> sempre la pacifica voce nasale
<E’ palese che lei mi sta prendendo in giro> il mio tono cambia
<No, perchè dovrei?> sempre senza tono dice la voce.

Apro la porta di scatto e… non c’è nessuno!
Cerco nel corridoio ma nulla.. solo un abisso d’alveare. Intontito chiudo la porta e subito: <Poteva avvertirmi che apriva la porta mi sarei spostato>.
A questo punto ero sicuro di dormire ancora e sognare una realtà quasi perfetta.
<Mi faccia capire…> domando incuriosito.
<Non c’è nulla da capire… se non cosa sono io> disse la voce
<Di grazia…. cosa è lei?> A questo punto il dialogo stava stufando anche me oltre che al lettore.
<Sono la curiosità, tutti i suoi inquilini si domandano cosa lei combini in casa e che vita faccia, quindi mi hanno incaricato di restare appiccicata alla sua porta e riferire se accade qualcosa di interessante.>
<Perfetto, ciò che mancava all’appello della stramberia, si metta comoda e faccia il suo lavoro…>
<Grazie!>
Me ne andai senza indugiare in spiegazioni o assurde invettive, la curiosità malata di un condominio è un golia invincibile, non importa che quanto accade sia la verità o no, importa che si possa ricamare una crociata senza tempo. Serve a vivere.
Ma una cosa mi infastidì veramente e lo dissi:
<Senta se sta li dovrò occuparmi di lei, quindi le dico gli orari, qui si mangia quando si ha voglia e visto che è l’ultima arrivata dormirà insieme alla maniglia (e stia attenta che picchia nel sonno), non intendo sfamare altri oggetti inutili. Quindi se vuole sopravvivere dovrà farsi pagare dai suoi clienti, chiaro?>
Silenzio
Da quel momento non sentii mai più la curiosità, era sparita senza nemmeno salutare, maleducata e inopportuna. Qualche tempo dopo venni a sapere che alcuni condomini erano stati indagati per sfruttamento della curiosità e rischiavano di dover pagare multe salatissime.
<Mica stupida> pensai, quando le dissi che non intendevo mantenerla si era rivoltata verso chi l’aveva ingaggiata.
Da quel giorno i condomini mi evitavano come la peste, buona cosa perchè io gli lasciavo sempre un sasso davanti alla porta ogni volta che uscivo…

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