Cibo spontaneo

Ad ogni minuto
il cibo si offre svogliato
dalle gallerie illuminate
vermi di ferro giganti

Arrivano scuotendo i cieli
Mentre in attesa ai lati
il cibo aspetta di esser ingoiato
Nessuno indenne
Ne uomo, ne donna, ne figlio
Anche gli oggetti attendono
Solo la paura si è data malata
Il verme si ferma digrignando la fame
e lento si ciba aprendosi
Attende che lo stomaco sia ricco di pensieri
e muore senza attesa
Giona nella balena e cassandra senza voce
Nessuna differenza
E’ la simmetria del coraggio
Solo più tardi resusciteranno con la stessa apatia

E il verme riprende la marcia
imprecando contro dei della terra
Fermandosi ancora cento volte
e lasciando il suo cibo scappare cosciente
Fino a consumarsi le maledizioni
in un sacro bacio di fango

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