La casa dei fulmini di cioccolato

Milioni di sospiri fa
nella luce di un senno
si appartava la soglia di un baratro

sui davanzali di pura idea
E niente avrebbe pensato
nulla avrebbe provato
se non ali storpie per planare

La messa dei penitenti di sale
si poteva registrare sulla cera
dalle finestre mal tagliate
di una notte abbagliante
L’imbonitore prese a piangere
convincendo la storia
entrò sommessa
parlando da sola

Benvenuti alla casa dei fulmini di cioccolato
la proverbiale riluttanza a farsi benedire
in una vasca d’argento
e un taglio di sole
nessun biglietto che sia pagato
nessuno sguardo voluto

Non si dice nulla
non si parla del poi
un mentre di assenzio
genitori a spanne
per un occhio che vede
per un dente che duole
alle stanze di sopra
un gemito sorride

Per secondi di bellissimo orrore
dalle mani senza dita
di un cercatore di stelle

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