La condanna di Pan

—-Pan, l’arcangelo della terra, ha deciso di condannare le emozioni  e le realtà umane. Questo accade poiché è stufo del caos che l’essere umano ha causato.

Pan disprezza ormai l’uomo, considera le emozioni  gran parte della causa della disfatta umana.
Inizia il giudizio.—-

Scena I

– Una donna che è la vita, un uomo seduto sfondo nero, l’uomo è seduto su un trono di ferro, scuro fiamme in circolo.

La vita:

Sceglimi e avrai il tuo sapore, piccole lacrime di pensieri da ubriaco

Sei una scena madre dove nessuno guarda,

cosa dirai al nuovo giorno?

Mi crederai tornata? Oppure penserai  che ti abbia abbandonato durante quei sogni travestiti da incubi?

Pan:

Non ti ho mai assecondato vita, ho commesso mancanze per evitarti, scaldato da altri soli che non erano le tue labbra. Si ogni notte mi abbandoni e lasci che sia l’anima a violentare la mia passione.

Sei un cesto di frutti con molte varietà sconosciute, sai bene che se ne ha paura del tuo folle abbraccio. Sei tuono nel tuo divenire, ma ascolti le sciocchezze dei mercanti sulla strada per la veglia. Sei il peggior amore corrisposto che io abbia mai sperato. Ora vattene e lasciami tornare alle macerie. Devo distruggere ancora molti pensieri di pietra, devo farli diventare liquidi e colare dal mio palmo.

Vita:

Sei il solito presuntuoso, credi davvero di poter camminare tra i mondi? Lasciarmi in disparte come una delle tue amanti indecise?

Povero sciocco. Non posso andarmene, non respireresti che il tuo orgoglio di ferro. Saresti l’abbandonato e il martire dei tuoi sogni, la tua ricerca ti ha spinto dentro il vortice del non ritorno e la presunzione degli dei ti ha condannato a sviare le tue emozioni.

Dove hai guardato l’ultima volta? Con che visione ti sei bruciato le passioni? Non vedi che ogni volta che hai varcato la soglia, ti hanno rubato l’umanità che disprezzi?

Pan:

Ora vattene…… e porta con te le tue carezze…. Regalale ai tuoi servi..

Vita:

Vado ma tornerò a reclamarti…. Ogni volta che andrai oltre… e sarò la crudeltà reale… nient’altro..

La vita se ne va, lascia un fazzoletto nero davanti al pensatore, si ferma prima di uscire e da un ultimo sguardo scuotendo la testa.

Il pensatore guarda nel vuoto, nemmeno si accorge del fazzoletto, il buio in mezzo alla luce lo abbraccia come se fossero mille braccia (sfondo nero, persone vestite di nero che allungano le braccia sul pensatore).

Pan:

E’ così folle camminare nel vento dei pensieri?

Scegliersi per evaporare dalla massa che ti attanaglia lo spirito? Dimenticarsi della realtà e forgiarsi le armi per andare a vedere gli dei danzare?

Forse la vita non ha tutti  itorti, il mio orgoglio si gonfia come vele ad un vento scuro, lascia squame da rettile sui miei amori, sulle mie emozioni.

Ogni cosa diventa un pezzo di un mosaico infinito, qualcosa di cui non avrò tempo nemmeno di percorrere del tutto.

Ricordo le notti passate a filosofare con la morte, dargli le parti migliori delle mie nascoste carezze. Sorrideva come un anima indecisa, ma aveva la pazienza di una corsa in discesa..

Annuiva non essendo convinta di quanto falsificava, trascinava la mia marcia come fossi un soldato sporco e già sconfitto.

La vita insiste… ammette che disprezzo l’umanità.. Non è del tutto sbagliato, sarebbe impossibile amare le meccaniche noiose di virtù sparite..

Nascite controllate da altri umani senza morale, con false patine di comprensione. No bisogna andare più a fondo, diventare fuoco liquido e scorrere bruciando le ipocrisie nemmeno velate, gli sguardi persi nelle pieghe dei pensieri, le voci che urlano in silenzio e vedere finalmente milioni di bambini giocare senza preoccuparsi di svegliarsi l’indomani.

Siamo diventati un enorme verme gonfio, lento, inesorabilmente votato a imputridire su questa terra che non è più fertile.

Una vita che viene beatificata solo da pochi, anzi rari, momenti in cui si è stati felici, alla ricerca di un nulla che perde tono e forza ogni volta di più.

Speranza: Aspetta…

Pan: Chi è?

Speranza: Sono? No, sarò, è più esatto dire così… o forse non sarò. Ma il tuo disincanto è logico, ferreo, inattaccabile…. Hai già distrutto molti dei miei regni…. Vuoi rendermi una sovrana senza più dominio?

Pensatore: Forse intuisco…. Sei l’ipocrisia umana…. Il martirio dei molti… la speranza…

Speranza: Forse hai ragione, forse ne avrai, o forse hai talmente costruito la tua dimora in pietra che ora hai dimenticato di ascoltare la tua forma.

Ti sono venuta a chiedere un favore.. devi smetterla di conquistare i miei regni.. distruggerli e liberare i miei poveri servi.

La vita se ne infischia della mia disfatta, lei è necessaria a tutti  i suoi schiavi, ma senza di me che sarebbe? Chi avrebbe il coraggio di riammetterla al cospetto senza di me?

Immagina giorni senza speranza di qualcosa di migliore…. Vincerebbe la morte.

Pan:

Illusa…. Stai perdendo il tuo potere senza il mio aiuto. La vita ha preso ormai il tutto e il resto lo ha fatto l’omicidio dei valori negli uomini. Non credono, si lasciano trascinare dal tempo senza poter farci nulla.. troppo pigri per sognare, troppo deboli per riaversi.

La speranza in cosa? In sogni che sanno non si avvereranno mai? Sono illusioni… lentamente ti sei trasformata in ipocrisia.. la disillusione cosciente che però aiuta ad illudersi sopportando la tirannia della vita. Sei un controsenso e nemmeno te ne accorgi. La  tua gloria passata aveva uno scopo. Speranza di arrivare a un qualcosa… mentre ora ci si limita a sperare… Sei un amante abbandonata. Resa schiava dall’essere umano…. Non avresti scampo in nessuna taverna, saresti la prostituta a buon mercato di ogni ubriaco, ben sapendo che non varrai la notte con cui passa….

Perché invece di implorarmi non ti rendi forte, non insegni ai tuoi figli di sperare per arrivare ad un traguardo, non rimanersene fermi ad attendere che qualcosa bussi per loro, che accada un apocalisse che li faccia star meglio, quando nemmeno loro hanno la voglia di arrivare a qualcosa?

Provo pena per te…. Sei l’emozione più debole, colei che è stata creata per uccidersi…. Vattene e lamentati, oppure agisci…

Potrei sempre pensare a tenerti con me e accompagnarmi in questo giudizio delle tue sorelle…. Intendo distruggerle una ad una… giudicarle e condannarle….. e infine esserne il peggior carnefice senza assoluzione…. Mi domando… una volta assassinate cosa rimarrà.

Speranza(singhiozzando): Bene! Sei un demone da apocalisse, cosa vuoi da noi? Cosa ti importa? Lascia che tutto vada come è sempre stato, perché sei venuto a sfidarci e torturarci? Rimarrò con te e sarò la difesa delle mie sorelle e la tua peggior accusa….

Anche se devo ammettere.. che hai ragione….

(speranza si siede ai piedi del trono)

Pan: Saresti una splendida amante umana…. Così fiera nella sua debolezza….. rimani  e come ricompensa avrai l’ultimo giudizio.

Scena II

Pan e la Speranza sono fermi…. Entra una donna vestita di fuoco e catene…

Ira: Eccomi Pan! Questa farsa mi piace, diventa goliardica soluzione alla mia noia. Vedo già la fine di tutto questo, sarà la compagna anche tua….

Pan: Ira…. Folle ragazzina…. Presentati e avrai parola…. In altro modo avrai la tua condanna…

(Si rivolge verso il pubblico e inizia il monologo di presentazione)

Ira: Ti osservo salendoti alla gola
E’ preferibile sparar sopra i riflessi più chiari
in modo da non poterne più e liberare i nervi
Tensioni da scatole di metallo
rumori impegnati sono quelli che si rendono sottili alla furia…

Se non fosse che vivi sulla schiena
e il tuo manto diventa sempre più opaco
potresti anche rinnegare la tua stessa esistenza..

Ma poi io ti dono la scintilla che ti rende improbabile
Divinità illusa dal mio scorrerti nelle vene
Il sangue diventa luce ardente
fiamme di liquida e disarmonica convinzione
Cento mani potrebbero sfiorarti ora
ma nessuna lascerebbe la tua essenza in vita

Sgorga dalla mente come un pozzo invecchiato
sono la tua anima e la tua stirpe
il tuo senso di potenza stonato

Avrai anche i tuoi momenti liberi
scelti tra le carte in un mazzo segnato
Abbandonati a quello che illudendoti credi
sono qui e sono perfetta
Ho tutte le parole che inventi
urlandole da solo in una gabbia muta

Nessuno può lasciarti andare
nemmeno la tua stessa volontà
sei uno stupido presuntuoso vestito di respiri
Non vali un talamo restaurato

Corri e non lasciar che ti prendano
vorrebbero rubarti il nulla che nascondi

Solo alla fine della strada
resterai deluso e sfinito
corso e rincorso da fantasmi indifferenti
Che non degnano alla luce uno sguardo
Sei illuso e solo mi senti ridere
Potenza svanita
ferri alle tempie…
Sei un diavolo a molla che non ride più
Ed io sono la tua ira…
La sposa negata
l’amante capricciosa…

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