II° Virtù dell’Uomo – Accidia

E mi lascio cadere dentro ai miei occhi
Stanco del senso che sfugge alle mie parole
Dondolo come se fosse un vento a credere
invece è solo l’urtare tra la gente che sconfina nei miei pensieri
Sono idealmente morto
Staticamente vivo
Permetto che anche l’aria si fermi a rendermi omaggio

Posso sopportare catene di ricordi
ma posso tenere questi fogli gialli e cancellati?
Polvere che non si ferma rimanendo immobile
Si insinua nel mio gesto come un cappio sottile
e mille note senza lettere inondano quei pochi sorrisi

Mi siedo sopra un tempo da marosi
certe scene da cieli viola e corvi canterini
Investi il tuo amore in questa folle corsa immobile
Rendi perfetta la mia smisurata volontà di espandermi
implodendo in una bolla di soddisfazione

Certo che il tempo passa
e io lo vedo scorrere
Ormai lontano anche per raggiungergli la coda
E’ una festa dove siamo bendati
e cerchiamo di rompere un vaso dove tengono chiavi arrugginite
Servimi con devozione e una lenta processione
ti donerò la tranquillità di un oblio a contrario
Qui non dovrai temere i pensieri
qui non hanno il coraggio di entrare
Stenditi sopra le tue foglie ingiallite dal tuo vivere
Chiudi le porte a quel mondo rumoroso
Inventerò per te un eterno fermo immagine
su un bagliore bianco perenne…
Lasciati sognare figlio mio…
Lasciati stare
Non devi più scappare dalle mie labbra

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