Castelli di pezza

Ed un altra carta cade.
Lascia suoni pesanti ad ogni angolo che sbatte
Si infastidisce nell’attimo prima di piegarsi e morire
Un destino disegnato su cartoni e cristalli
Qualsiasi animo potrebbe immaginare un silenzio più violento?
Per poche monete potrei tradire anche una fiducia futura
ma non sarebbe meno selvaggio che declinare il proprio presente
così troppo avvelenato da un passato imperfetto e recente
Un attimo per non sentire un temporale
ma aprendo le orecchie puoi ancora ascoltare le lacrime scendere
Assalire il cuore con artigli di smalto rosso
Scendi fino a noi e non risalire
Diceva la fata nascosta
Lasciava tracce di rossetto sugli angoli dei miei pensieri
Sporcava con polvere di diamanti quei pochi rimasugli di folle lucidità
Sarò ancora io a tornare?
O mi vestirò da corvo e rimarrò a ripeter “mai più”
Non voglio più pensarci

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